“Nella Londra del XVIII secolo dove, a giudicare dalle memorie del tempo, era notevole non farsi notare, una figura fuori dal comune era quella di Angelo il famoso maestro d’armi”.
J.D.Aylward
Domenico Angelo Tremamondo Malevolti, conosciuto semplicemente anche come “Angelo”, è un personaggio centrale nella storia della scherma mondiale. Nato a Livorno il 6 febbraio del 1717 e battezzato il giorno successivo nella cattedrale cittadina, era figlio di Giovanni Tremamondo, un ricco mercante livornese che svolgeva la sua attività in via del Giardino, e di una marchesa napoletana, Angiola Malevolti. Primogenito di sei fratelli, il padre cercò di avviarlo al commercio ma lui, fin da piccolo, mostrò maggior entusiasmo e interesse per l’equitazione e la scherma. Domenico Angelo Tremamondo Malevolti
Amico e compagno di sala dello spadaccino di origini pisane Andrea Gianfaldoni che a Livorno creò una rinomata sala di scherma, Angelo acquisì nella sua città un'eccellente formazione schermistica, attività necessaria alla formazione dei giovani di buona e ricca famiglia i quali, oltre alla cultura e alle buone maniere, venivano educati a padroneggiare varie discipline ritenute indispendabili per la vita in società come la scherma appunto, ma anche l’equitazione e il ballo.
Acquisire conoscenze attraverso i viaggi era un altro aspetto fondamentale dell’educazione dei giovani nobili, un compito che Domenico Angelo svolse con grande applicazione, infatti soggiornò a lungo a Firenze, Torino, Napoli, Roma e Venezia, dove conobbe e frequentò il celebre pittore Canaletto. Terminato il “tuor italiano”, il padre lo mandò a Parigi per studiare economia e commercio, ma Angelo, forse catturato dal clima mondano della capitale francese, finì col dedicarsi soprattutto all’equitazione, sotto la guida del famoso Gueriniere, e alle lezioni di scherma impartitegli dal celebre Maestro Teillagory.
Dotato naturalmente di notevoli capacità fisiche, Angelo divenne ben presto uno dei più noti maestri di equitazione, e soprattutto un eccellente schermidore, apprezzato per lo stile impeccabile e la grande precisione di movimento. Man mano che la sua fama spadaccino cresceva, le sue amicizie si facevano sempre più elevate e, frequentando la sala d’armi del noto maestro Pierre Donnatieu, incrociò spesso la lama con un altro famoso personaggio del XVIII secolo, Le Chevalier de Saint Georges (1).Le Chevalier de Saint Georges
A Parigi non potevano certo mancare le “distrazioni femminili” e Angelo, di bell’aspetto, elegante nei modi e brillante riscosse un notevole consenso anche tra signore dell’alta società. Tra le sue frequentazioni più assidue ci fu l’attrice e cantante irlandese, Margaret “Peg” Woffington, una delle più celebri interpreti del teatro romantico dell’epoca, una donna bellissima e volitiva dalla quale Angelo fu così affascinato da seguirla in Inghilterra nel 1750.
L’occasione del loro incontro è ormai leggenda, durante il ricevimento di presentazione di un’importante “accademia di scherma”, proprio prima dell’inizio degli assalti e di fronte a una platea di oltre duemila spettatori, Margaret donò un mazzolino di rose all’avvenente spadaccino livornese il quale s’appuntò galantemente un fiore all’altezza del cuore e, sfidando il nutrito lotto di concorrenti, annunciò che nessuno di loro sarebbe riuscito anche solo a sfiorarlo. Tutti i maestri d’arme presenti, tra i più forti e rinomati d’Europa, accettarono la sfida ma nessuno di loro riuscì a scalfire un solo petalo della rosa.L'attrice irlandese Margaret Woffington
Purtroppo le cronache parigine raggiunsero ben presto anche Livorno e scatenarono la reazione di Giovanni Tremamondo. Il padre di Angelo fu irremovibile e deciso: contrariato dallo stile di vita del figlio, gli tolse ogni supporto finanziario. Nel frattempo la relazione con la Woffington era già conclusa e Angelo, ormai trasferitosi a Londra, dovette da qual momento far conto unicamente sulle proprie forze.
Egli tuttavia non si perse d’animo, ormai era un maestro d’armi rinomato, e anche nella capitale inglese seppe mettere a frutto i suoi tanti talenti. Le sue gesta schermistiche infatti gli procurarono un notevole prestigio nell’alta società e gli aprirono le porte a conoscenze illustri.
Il 25 febbraio del 1755, nella chiesa di St. George's, in Hanover Square, sposò la giovane e bellissima figlia di un’ufficiale di marina inglese: Elizabeth Johnson. Ancora una volta Angelo seppe far breccia nel cuore di una delle più belle donne del suo tempo, il ritratto di Elizabeth dell’artista americano Sir Joshua Reynolds ne è una prova inconfutabile. Elizabeth Johnson
Il matrimonio tra Angelo e Elizabeth fu lungo e felice, i due vissero insieme tutta la vita ed ebbero ben sei figli, due maschi e quattro femmine: Henry Charles William conosciuto come Henry Angelo, nato nel 1756 e futuro erede della scuola paterna, Fiorella Sophia, nata nel 1759, Anne Caroline Eliza, nata nel 1763, Catherine Elizabeth, nata nel 1766, Elizabeth, nata nel 1768 e George Xavier nato nel 1773. La coppia ebbe probabilmente anche un settimo figlio, Michael, gemello di Elizabeth, che morì subito dopo la nascita.
Nel 1756 Angelo divenne amico di Lord Pembroke di Montgomery e di altre personalità di rilievo della Londra del tempo, i racconti delle sue prodezze si sparsero rapidamente e un medico e spadaccino irlandese, il Dr. Keyes, lo invitò a un amichevole duello con il fioretto. L'evento ebbe luogo alla Thatched House Tavern, dove accorsero tutti gli appassionati di scherma: Domenico Angelo dette una tale dimostrazione delle sue capacità schermistiche, della bellezza e precisione dei movimenti, che tutta Londra ne parlò per lungo tempo.

In virtù della sua fama e del suo valore, la Principessa del Galles lo nominò maestro ufficiale di equitazione e scherma dei propri figli, uno dei quali diventerà più tardi re Giorgio III, e si preoccupò personalmente di trovare, in Leicester Square, una sede appropriata per la sala di scherma di Angelo.
L’amicizia con i reali e la consuetudine con persone influenti dettero un ulteriore impulso alla sua attività di maestro, nel 1758, su iniziativa di Pembroke, Angelo dette un saggio di equitazione alla presenza di re Giorgio II che, impressionato dalla sua abilità, lo nominò maestro di equitazione e scherma della corte reale. Ciò determinò la definitiva ascesa di Domenico Angelo Tremamondo Malevolti nel mondo della più alta aristocrazia europea e la sua Accademia di Scherma divenne rapidamente una delle più importanti ed esclusive d’Inghilterra.
Re Giorgio II
Ai nobili rampolli che la frequentavano veniva impartita un’educazione di prim’ordine, versatile e completa, che spaziava dall’equitazione alla scherma, senza tralasciare l’insegnamento delle lingue straniere e delle buone maniere. L’Accademia era inoltre luogo d’incontro dei più famosi schermidori del tempo tra i quali il popolare Chevalier d’Eon (2), del quale si apprese successivamente e con grande scalpore l’appartenenza al sesso femminile.

Le Chevalier D'Eon nelle sue tante vesti, uomo, donna e grandissimo spadaccino.
Tre le innumerevoli opere che ritraggono Angelo, alcune purtroppo andate perdute, altre parte di collezioni private, ne esiste una che testimonia la stima che Angelo Tremamondo riscuoteva a corte. Per intercessione diretta del Re Giorgio II, il maestro livornese venne infatti immortalato nel famoso quadro di West, “The Battle of Boyne” e, come se non bastasse, la sua figura a cavallo servì come modello per la statua equestre di Guglielmo III a Dublino.

Nel quadro commemorativo "The Battle of Boyne",
il Re è raffigurato al centro sul cavallo bianco,
Tremamondo è invece ritratto, sempre a cavallo, in primo piano sulla sinistra. Essere inserito in un opera di questo tipo era considerato un onore riservato a pochissimi.
il Re è raffigurato al centro sul cavallo bianco,
Tremamondo è invece ritratto, sempre a cavallo, in primo piano sulla sinistra. Essere inserito in un opera di questo tipo era considerato un onore riservato a pochissimi.
L’attività di Angelo e della sua scuola erano talmente apprezzate a corte che gli stesi Reali di Inghilterra chiesero a Tremamondo di mettere mano a un manuale che descrivese le sue tecniche schermistiche. Fu così che, nel 1763, apparve la prima edizione di un altro grande capolavoro di Angelo, L’Ecole des Armes, uno dei più celebri e ricchi manuali di scherma mai pubblicati. Il testo contiene quarantanove meravigliose incisioni, (dipinte da J. Gwynn e incise da Crignon Ryland e Chamber) per le quali posò il grande maestro stesso, insieme con suo figlio Henry, Lord Pembroke, Chevalier D’Eon e altri. La bellezza delle immagini, l’accuratezza delle posizioni e dei movimenti sono davvero superlative. Ricchi rampolli dell’aristocrazia inglese, nobili e persone di cultura ed arte sostennero la pubblicazione del libro, il cui testo originale era in lingua francese. Nel frattempo le ricchezze di Angelo Tremamondo andavano di pari passo con la sua fama, nelle cronache dell’anno 1763 venne registrato a suo nome l’acquisto di un importante edificio, la Carlisle House, nel quartiere di Soho, dove fu trasferita la scuola di scherma del Maestro livornese.

Nel 1765 apparve una seconda edizione con il doppio testo francese e inglese. La terza edizione uscì nel 1767, molto simile alla precedente. Nel 1787 il figlio di Angelo, Henry, capo maestro della scuola, pubblicò un libro che era una riproduzione del lavoro del padre, con la sola versione inglese e illustrazioni di dimensioni ridotte. Quando l’opera di Tremamondo uscì a Londra, Diderot e D’Alembert erano impegnati nella pubblicazione dell’Encyclopedie (3): rimasero così affascinati dalla sua ricchezza, dalla chiarezza dello stile e dalla bellezza dei disegni, che Diderot stesso chiese all’autore di poterne inserire il testo nell’Encyclopedie. Angelo acconsentì e nel volume IV, sotto il titolo di “Scherma” la sua opera apparve con le 49 illustrazioni ridotte di misura da Lachausse.
Il sistema schermistico presentato da Angelo era quello che, nella metà del XVIII secolo, fu promosso e applicato dall’Accademia reale francese di scherma “Compagnie Des Maitres en fait d’Armes du Roy en la Ville et Fauxbourgs de Paris”, e Domenico Angelo ammise di essere stato fortemente influenzato dal suo maestro parigino e apprezzò molto le capacità della scuola francese. Tuttavia la scelta di un italiano che, nonostante avesse studiato a Parigi, insegnava a Londra e, peggio, non possedeva alcun diploma ufficiale di maestro di scherma, causò sconcerto e indignazione tra i membri della Accademia Reale dei Maestri di Scherma di Parigi ai quali, da più di 200 anni, la legge e la consuetudine avevano riservato privilegio esclusivo di insegnare scherma e attribuire riconoscimenti e diplomi.
Domenico Angelo aveva avuto quindi un’eccellente scuola e preparazione ed era uno straordinario schermidore, ma formalmente non aveva alcun diritto di fregiarsi del titolo di "Maitre en fait d’Armes" perché non si era mai sottoposto all’esame ufficiale presso l’Accademia, cosa per la quale il direttore, Guillaume Danet, era particolarmente offeso. Le critiche di Danet non raggiunserò però lo scopo, anzi, le polemiche eccrebbero la fama di Angelo e il successo della sua scuola che, frequentata sia da nobili inglesi che stranieri, accoglieva non solo allievi maschi ma anche donne, principalmente attrici di teatro. La misura del successo del maestro livornese poteva essere misurata dai suoi guadagni: oltre 4000 sterline l’anno, al tempo una cifra davvero ragguardevole.
Nel 1760 Angelo passò il controllo della sua scuola londinese al figlio Henry Angelo, e accettò un posto di maestro di scherma in una scuola di Eton. Henry e dopo di lui i suoi figli, continuarono per anni la tradizione dell’accademia; Angelo che nel frattempo dovette ridurre il suo sfarzoso tenore di vita, continuò a lavorare intensamente dando lezione fino alla fine dei suoi giorni.
Morì nel 1802 a Eton, probabilmente nella casa della figlia Sophia, lasciando gli averi residui all’amata moglie Elizabeth e ai figli, aveva 86 anni.Henry Angelo
Il manoscritto originale dela sua opera, L’Ecole des Armes, battuto all’asta da Sotheby nel 1961 e acquistato da un collezionista americano, è conservato presso il Yale Center for British Art a New Heven, Ct Usa.
LA SCUOLA SCHERMISTICA DI ANGELO TREMAMONDO
Domenico Angelo Tremamondo era un educatore di grande talento e dalla personalità affascinante ma, a differenza del suo grande avversario, il raffinato maestro francese Danet, non fu un grande innnovatore e insegnava piuttosto una scherma di stampo classico. Vigeant, un famoso maestro ed esperto vissuto nel XIX secolo, asseriva che Angelo aveva basato i suoi insegnamenti sulla scuola di Labat (4). In realtà egli acquisì anche i principi della scuola francese di fioretto di Teillagory e fece sue le tecniche De Lyancourt e De la Peche.
Angelo tuttavia enfatizzò l’importanza dell’azione difensiva e, pur introducendo un numero limitato di nuove tecniche e tattiche schermistiche, fu tra i primi a considerare e insegnare la scherma come uno sport e un passatempo che sviluppava eleganza e portamento. L’arma principale era il fioretto utilizzato per la preparazione ai veri duelli con lo spadino (epée de la court). Come altri maestri del periodo, riteneva validi soltanto i colpi portati al busto: dopo aver parato il colpo, lo schermidore doveva permettere all’avversario di tornare dall’affondo in posizione “en guarde” e, solo allora, tentare il colpo di risposta. Gli spostamenti sulla pedana erano minimi, l’azione molto statica e benchè fosse impeccabile come stile, raramente si vedevano movimenti fulminei.

Benchè le maschere protettive, simili alle attuali, fossero già state introdotte alla fine del XVIII secolo dal maestro La Boissiere, nella scuola di Angelo Tremamondo non venivano utilizzate perché il Maestro reputava che proteggersi il volto fosse un segno di effemminatezza, le uniche maschere presentate nell’Encyclopedie (3) erano di tipo carnevalesco ed avevano solo una funzione decorativa.
Gli esercizi venivano condotti con compostezza e cortesia, prestando grande attenzione alla correttezza del movimento e alla bellezza dello stile schermistico. Non di meno però gli allievi venivano preparati a difendersi in duello, un’eventualità tutt’altro che rara specialmente durante i viaggi in Italia e in Europa. Ne L’Ecole des Armes sono infatti inserite almeno sette illustrazioni che descrivono varie azioni per disarmare un avversario che, brandendo uno spadino, non rispetta le regole della cortesia e attenta piuttosto alla vita.
Le quattro principali azioni di disarmo previste dalla sua scuola erano piuttosto complesse e si basavano sul principio della leva e l’applicazione difensiva del “pass”, un ampio affondo con passo incrociato e presa dell’impugnatura avversaria. Lo stesso grande maestro dubitava della loro efficacia negli scontri con armi affilate, e riteneva che dovessero essere eseguite nelle sale di scherma piuttosto che durante i veri duelli. Il “pass”, una versione primitiva dell'attuale "fleche", veniva applicato anche alle azioni offensive.

Nella scuola di Tremamondo venivano insegnati sia i passi incrociati che gli affondi (con il piede posteriore che si muove prima dell’anteriore), alcuni metodi di avanzamento descritti da Charles Besnard nel 1653, e un nuovo tipo di affondo il cui movimento iniziava col piede anteriore (introdotto da Capoferro nel 1606 e da Giganti nel 1610).
Il controllo dell’arma con la delicata e precisa azione delle dita, il famoso “doigté” di scuola francese, era ancora un movimento sconosciuto che verrà introdotto solo nel XIX secolo. L’arma era quindi diretta e controllata dall’articolazione del gomito e dal polso; Angelo era solito dire “il polso e il gomito sono i primi attori”. Polso e gomito erano anche i protagonisti di una delle poche innovazioni teorizzate del Maestro livornese: una serie di colpi in cui l’arma non seguiva una linea retta, si trattava di stoccate angolari e “dietro l’angolo”, che oggi vengono comunemente usate nella scherma moderna.

La posizione “en guarde” era molto elegante, con il peso del corpo sul piede posteriore e il tronco leggermene inclinato all’indietro, per difendere il volto da colpi accidentali. Nell’eseguire parate, e ancor più negli attacchi, così come negli affondi, raccomandava una posizione alta della mano, che fissava il bersaglio e soprattutto proteggeva il volto.
Della vecchia scuola, Angelo aveva inoltre mantenuto la “fianconata”, malgrado De Lyancourt avesse condannato questa azione già nel 1686.

Le posizioni base dell’arma insegnate da Angelo erano:
- prima posizione (prima) uguale all’attuale, l’unica delle parate di Angelo con il braccio piegato al gomito;
- seconda posizione (seconda) la mano, palmo rivolto in basso, difende la linea bassa esterna;
- terza posizione (terza) la mano, palmo in basso, difende la linea alta esterna;
- quarta posizione (quarta) la mano, con il palmo totalmente rivolto in alto, difende la linea alta interna;
- quinta posizione (quinta, o mezza circolare, parata semi-circolare di scuola italiana) la mano, palmo in alto, esegue la parata con movimento molto ampio. Attualmente la quinta parata di scuola francese è diversa, simile ad una quarta bassa di scuola italiana.
Dalla “decrescente” quinta e circolare, si sviluppò nella scuola francese la settima parata, settima, il cui nome compare per la prima volta proprio sull’Encyclopédie. La “sesta” verrà invece introdotta in Francia solo nella prima metà del XIX secolo e in Italia successivamente.
L’applicazione della terza in difesa della linea alta esterna, costituiva un retaggio del vecchio spadino, con il quale le parate con il palmo rivolto in basso erano ‘forti’ e adatte a difendere da colpi di quel tipo di arma.

Angelo descrisse e nominò le azioni di attacco tenendo in considerazione la posizione della mano e l’iniziale posizione dell’arma. Dopo la parata in quarta, si poteva rispondere sulla linea di quarta ma anche in modi diversi, per esempio, sulla linea di terza. Quasi tutti i colpi, sia in difesa che in attacco, venivano portati con mano a palmo rivolto in basso, esclusi i colpi in quarta e in quinta.
Oltre ai colpi di base, come l’attacco in terza, in quarta, etc., Angelo insegnava la “coupé” , che raggiunse la perfezione nel XVIII secolo; in duello questi colpi erano molto efficaci nel sorprendere l’avversario, e difficili da parare.
Angelo era dell’opinione che un vero schermidore dovesse allenare le proprie capacità con entrambe le mani, e lui stesso dava sovente lezione con la sinistra, abituando i propri allievi ad incontrare avversari mancini.
LE DISPUTE TRA ANGELO E DANET
Guillaume Danet e Domenico Angelo Tremamondo furono entrambi tra i maggiori maestri del XVIII secolo, due uomini capaci, anche con le loro polemiche, di arricchire e stimolare lo sviluppo e l’innovazione della scherma.
Danet, fondatore dell’Accademia francese di Maestri di scherma, fu un grande teorico che nel suo testo, Art des Armes (5) del 1766, introdusse un sistema completamente nuovo e assai complesso di termini e classificazioni delle azioni schermistiche. Egli condannava le teorie di Tremamondo sul disarmo dell’avversario, i volteggi e la botta, li mostrava ma metteva in guardia dall’usarli. Nei duelli con armi affilate sconsigliava le finte e le azioni composite e raccomandava piuttosto di portare parate circolari sia in difesa che in attacco (ancora utilizzate nella scherma moderna).
Il grande apprezzamento riservato ad Angelo e l’inserimento della sua opera nell’Encyclopedie (3) lo avevano quindi indignato e nel suo testo lo criticò apertamente: “Angelo ad esempio insegna follie come disarmare l’avversario, volteggiare l’arma, assurdità come combattere con pugnali, mantelli e lanterne. Anacronismi ormai scomparsi nei paesi civilizzati.”

Il francese però non teneva conto che gli scritti del livornese erano rivolti anche a coloro che, viaggiando, potevano trovarsi coinvolti in duelli con avversari “non gentiluomini”, usi ad ogni tipo di trucco e sotterfugio. Tremamondo accettava ad esempio che in duello si potesse avvolgere il braccio sinistro in un mantello a mo’ di scudo, e che lo stesso mantello potesse essere gettato addosso all’arma o sulla testa dell’avversario. Angelo consigliava inoltre, in caso di scontro con banditi e ladri, di dirigere il colpo non al busto ma al volto, poichè alcuni di loro erano soliti portare indumenti adatti alla protezione del corpo. Era consapevole che indossare gilet protettivi in maglia di ferro era considerato indegno per un gentiluomo, ma non poteva ignorare che qualcuno li utilizzasse comunque. A questo proposito si narra che quando sei cavalieri britannici attaccarono insieme un famoso e odiato maestro italiano, quest’ultimo uscì indenne dal duello perché indossava un giubbetto di protezione sotto gli indumenti; ciò suscitò un grande sdegno maldrado si fosse battuto uno contro sei.
Angelo per contro, maestro e spadaccino della corte reale inglese, non diede mai l’esame da Maestro richiesto dall’Accadaemia francese, si rifiutò sempre di dare soddisfazione a Danet e, anche se in alcuni casi ne approvò i sistemi, più spesso si fece beffe della sua ostinazione e delle sue critiche e, soprattutto, mai accetto di piegarsi completamente ai suoi dettami.
L’innovazione vera de L’Ecole des Armes, scritto anche per il divertimento dei reali, fu proprio nella sua capacità di andare oltre la tecnica, descrivendo e rappresentando per la prima volta la scherma classica anche come pura attività fisica e passatempo. Un concetto moderno che fa di Angelo Tremamondo, forse non un innovatore, ma sicuramente un anticipatore e un protagonista di quel percorso che ha portato la scherma mondiale a diventare uno sport a tutti gli effetti.
Note
1. Georges de Boulogne, Le Chevalier De Saint George, era un creolo, di pelle nera, figlio di un alto ufficiale francese, proprietario di una piantagione a Guadalupe, nelle Indie Occidentali francesi, e di una bella donna indigena, Nanon. Saint George de Boulogne si dimostrò subito un ottimo studente, dotato per altro di una incredibile vitalità fisica. Divenne un grandissimo schermitore, educato da uno dei più grandi maestri del tempo (Taxier La Boessiére) ma anche uno splendido musicista, violinista e compositore di opere, al punto che restano di lui alcune operette comiche e quartetti d’archi. La regina Maria Antonietta lo volle al Petit Trianon per poterlo accompagnare al clavicembalo. Le sue doti atletiche lo portano anche a primeggiare nel nuoto ed in altre discipline. Fu però oggetto di numerosi e violenti attacchi di natura razzista, al punto che un ufficiale di polizia tentò anche di farlo bastonare da un gruppo di malviventi, e nel 1776, quando venne proposto per la carica di direttore dell’Opéra di Parigi, subì l’umiliazione di una petizione di artiste e ballerine che implorono la regina di porre il veto sulla sua candidatura, indignate al pensiero di prendere ordini da un nero. Durante la Rivoluzione Francese venne nominato comandante di un battaglione, formato solo da truppe di neri (fra i suoi uomini c’era anche il padre di Alexandre Dumas), dove si distinse come soldato e sostenitore delle idee rivoluzionarie. Accusato ingiustamente di corruzione, morì in stato di indigenza nel 1799 all’età di cinquantaquattro anni.
2. Charles Genevieve Louis August André Timothée Déon, noto come Le Chevalier d’Eon, era probabilmente un travestito che si vestiva da donna anche durante i duelli. La questione del suo vero sesso fu risolta solo al momento della sua morte. Nella sua vita fu agente segreto, soldato, avvocato, diplomatico e schermitore. Trascorse i primi quarantanove anni di vita per lo più in abiti maschili ed i restanti trentatrè solo in abiti femminili. Era una figura piuttosto bella e affascinante, al punto che la sua prima vera missione di successo fu proprio nel 1755 quando, sotto le mentite spoglie di una tal signorina Lia de Beaumont, accompagnò in Russia un cavaliere scozzese di nome Douglas. Riuscì addirittura ad infiltrarsi nella corte della zarina Elisabetta, diventando sua dama di compagnia e riuscendo a carpire preziosissime informazioni per la Francia, al fine di scongiurare una possibile alleanza fra Russia e Inghileterra. L’anno successivo, in abiti maschili, vene nominato tenente dei dragoni, dove combattè coraggiosamente sul Reno durante la guerra dei Sette Anni. Dopo mille altre avventure ed incarichi segreti per conto della corona, innumerevoli duelli, venne esiliato dalla Francia proprio per lo scandalo sessuale suscitato dal suo continuo cambiare abito. Morì a Londra al 26 di Milman Street il 21 Maggio 1810, dove si era ritirato con due “amiche”. La figura del Chevalier d’Eon ha ispirato la creazione del personaggio Lady Oscar.
D’Eon e Saint George, furono anche protagonisti di un memorabile duello (non cruento) avvenuto nel 1787 alla Charlton House di Londra, il cavaliere d’Eon, sessantenne, rigorosamente vestito da donna, sconfisse il grande Saint Georges per sette stoccate a una.
3. Diderot D., D’Alembert, J.: L’Encyclopédie, chapter “Escrime”. Paris 1766-7. L'Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri venne pubblicata nel XVIII secolo, in lingua francese, da un gruppo di intellettuali diretti da due insigni studiosi dell’epoca: Denis Diderot e Jean Baptiste Le Rond D'Alembert. L’Encyclopédie è un compendio universale di tutto il sapere del tempo. Opera grandiosa e manifesto della cultura illuminista europea, rappresenta il primo strumento di trasmissione della conoscenza pensato per una larga diffusione, alla sua struttura sono ispirate quasi tutte le delle moderne enciclopedie.
4. Labat M.: L’Art en fait d’Arms, ou de l’Epee seule. Toulouse 1696. Pubblicato nel 1697, il manuale di Labat fu probabilmente non così brillante come quelli di De la Touche e di De Lyancourt, ma conteneva semplici ed efficaci principi di una nuova scherma e la prima descrizione delle regole convenzionali del fioretto descritte in diciannove punti, applicati nella nota competizione di fioretto di Tolosa alla fine del XVII secolo
5. Danet G.: Art des Arms. Paris 1765-6. Dopo una critica scritta da La Boissiere sotto lo pseudonimo di Mr. Mx, nel 1767 Danet scrisse un secondo volume che fu, non senza difficoltà, adottato dalla Royal Accademy of Fencing. Questo testo rappresentò la base della teoria schermistica per più 50 anni e, resistendo anche ai grandi cambiamenti della rivoluzione francese, venne rimpiazzato solo nel 1818 dall’opera scritta, ironia della sorte, proprio dal figlio di La Boissiere.









