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Circolo Scherma Fides Livorno

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Athos Perone e la rinascita del Fides

Athos Perone e la rinascita del Circolo Scherma Fides


athos_peroneGrazie alla maturazione del nutrito gruppo di schermidori allenati dal Maestro Athos Perone, gli inizi degli anni '60 aprirono un ventennio di nuovi successi che fanno ormai parte a pieno titolo della storia della scherma italiana. Le prime medaglie livornesi se le aggiudicarono Mario Curletto e Maurizio Vaselli, argento nel fioretto a squadre, e Pier Luigi Chicca, bronzo nella sciabola a squadre, alle Olimpiadi di Roma del 1960. Chicca si ripeterà, sempre nella sciabola a squadre, vincendo l’argento anche alle Olimpiadi di Tokio del 1964.

Il Maestro Athos Perone

Malgrado il lutto per la morte di Aldo Nadi, avvenuta a Los Angeles nel 1965, durante la seconda metà degli anni sessenta al Circolo Scherma Fides Livorno si respirava aria di rinnovamento, il maestro Perone, si concentrò sulla sciabola, un’arma affine ai livornesi e al loro carattere sanguigno e anticalcolatore. Nel ‘68 venne inaugurata la nuova sede di via dei Pensieri, intitolata ad Aldo Nadi, un palazzetto moderno per quei tempi, ampio e funzionale.

Con l’inaugurazione della nuova sede iniziò la risalita verso le più alte sfere mondiali della scherma. Il primo a riportare l’entusiasmo al Fides, fu Rolando Rigoli, uno sciabolatore dal fisico perfetto che interpretava la scherma in modo classico ed efficace. Alle Olimpiadi del 1968 che si svolsero in Messico, il livornese ottenne un onorevole quinto posto individuale e conquistò un importante argento nella competizione a squadre insieme all’esperto Pier Luigi Chicca, giunto alla sua terza ed ultima olimpiade.

L’entusiasmo generato dai nuovi risultati, provocò non pochi problemi al maestro Perone, gli iscritti aumentavano a dismisura e con essi le necessità di coloro che sgomitavano per emergere. Accanto a Rigoli si stava infatti formando velocemente una nuova leva di campioni, tra i quali stavano emergendo due cugini dotati di grande talento: Mario Tullio Montano, detto “Mariolone”, figlio di Tullio Montano e il giovane figlio di Aldo Montano, Mario Aldo Montano, conosciuto da tutti con il nomignolo di “Mauzzino”, un ragazzone potente che si rivelò ben presto una vera furia delle pedane.

Grazie a Rigoli, alla nuova palestra, alla tradizione della scuola labronica, la nazionale di sciabola si riuniva sempre più spesso a Livorno, consentendo così ai giovani di maturare e apprendere dai più esperti. Nel frattempo "Mariolone" girava il mondo con ottimi risultati, dai Giochi del Mediterraneo alle Universiadi di Montreal. Nel ’70, ai mondiali di Ankara, in semifinale contro Nazlimov, andò in svantaggio 4-0. In un minuto rimontò fino al 4-4, mise a segno la stoccata decisiva, ma il presidente di giuria la assegnò al russo. Il C.T Attilio Fini si scagliò sull’arbitro, Mario Tullio lo seguì a ruota, mentre Maffei, futuro campione del Mondo, con calma tutta romana scazzottava un altro giurato. Pur rischiando di farsi arrestare dalla polizia locale, anche grazie ad episodi come questo, si stava cementando lo spirito di una grande squadra.

Una squadra che cominciava a prendere una fisionomia netta, composta dai tre moschettieri del Fides, Rigoli e i due cugini Montano, dal simpatico romano Maffei e, a completare il quartetto, dal torinese Salvatori. Nel ’72 l’attività del gruppo non aveva un attimo di pausa, in vista delle Olimpiadi di Monaco, il C.T era quasi sempre a Livorno, dove si svolgeva gran parte del lavoro preparatorio. Contemporaneamente Mauzzino vinceva il torneo di Monaco e quello di New York e si laureva campione universitario.

Alla partenza per le Olimpiadi di Monaco del ’72 la squadra era già collaudata, ad accompagnare il C.T Fini non poteva mancare il nostro maestro Perone, preparatore numero uno della sciabola. La gara finì alle 11 di notte, quando “Mauzzino” tirò in aria la maschera, i compagni gli furono subito addosso, dopo tanti sacrifici, i sovietici erano battuti e gli italiani campioni Olimpici.
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Marco Tullio Montano, Rolando Rigoli e Mario Aldo Montano sul gradino più alto del podio nella gara di sciabola maschile a squadre alle Olimpiadi di Monaco del ’72.

Livorno era in festa grazie agli atleti del Fides. L’anno dopo in Svezia Mario Aldo Montano si laureò campione del Mondo  e una volta vinta la medaglia si rivolse al padre dicendo: “ora non puoi più dirmi niente, sono campione del mondo anch’io!”. Nello stesso anno, oltre al Mondiale, “Mauzzino” vinse anche la Coppa del Mondo, dimostrando di essere in quel periodo il più forte sciabolatore della terra.

carlo_montanoNel frattempo, mentre i cugini trionfavano nella sciabola, l’unico fiorettista della famiglia, Carlo Montano, "Carlino", vinceva nel ’71 e nel ’72 i campionati italiani di fioretto, iniziando un'ascesa che lo avrebbe portato, cinque anni più tardi, a raggiungere il risultato più prestigioso della sua carriera: l’argento nella prova a squadre di fioretto alle Olimpiadi di Montral del 1976.


Carlo Montano

Alla stessa competizione olimpica parteciparono altri tre esponenti della famiglia Montano: Marco Tullio, Mario Aldo e Tommaso Montano, il più giovane di una dinastia di sciabolatori senza precedenti nella storia della scherma. Insieme conquistarono un altro argento nella sciabola a squadre. Un prestigioso risultato che  “Mauzzino”, ripeterà anche nel 1980 alle Olimpiadi di Mosca.


 



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