Eugenio Pini, “le diable noir”, è uno dei personaggi chiave della storia schermistica livornese. Incarnazione della forza virile e di quell’energia che trasforma la forza di volontà in successi, espresse una scherma assolutamente personale ed efficacissima, ma non sempre compresa dai francesi che, sia nella guardia che nell’esecuzione dei colpi, gli rimproverarono la mancanza di eleganza estetica.Nato a Livorno il 20 ottobre del 1859, Eugenio dimostrò sin da subito il suo valore, nel 1876, a soli 17 anni, si classificò terzo al torneo di Roma e fu annoverato fra i migliori atleti italiani. Solo due anni più tardi, nel 1878, si diplomò maestro. Nel 1886, quattro anni dopo la scomparsa del padre, morto nel 1881 all’età di 66 anni, Eugenio divenne direttore della Grande Accademia Labronica di scherma, tramutata tre anni dopo dal direttore Francesco Mugnai in Accademia Labronica di scherma.
Le gesta leggendarie e i suoi innumerevoli successi, ottenuti in tutti i più importanti tornei internazionali, lo consacrarono come uno dei più grandi schermitori della sua epoca. La fama mondiale lo portò stabilirsi in Argentina, a Buenos Aires, dove corònò la sua carriera come fondatore e direttore della scuola militare di scherma e maestro dell’aristocratico Jockey Club.
Tornato a Livorno, scrisse due importanti trattati, "Lezioni collettive di spada e sciabola" pubblicato nel 1891 come guida per i colleghi istruttori, e "Trattato pratico e teorico sulla Scherma di spada" edito a Livorno nel 1904. Nel 1903 a Parigi, nella sala Wagram, il grande maestro francese Paul Rue scelse Eugenio come avverasario per il suo assalto di congedo, in quell’occasione le Figarò pubblicò una vignetta caricaturale dell’evento realizzata dal pittore livornese Leonetto Cappiello. L’anno dopo, sempre a Parigi, anche Pini abbandonò le pedane e, tornato a Buenos Aires, si dedicò all’insegnamento fino al 1939, anno della sua morte.

La vignetta caricaturale realizzata per l'occasione da Leonetto Cappiello

Prima di andare in Argentina, Pini aveva lasciato la guida dell’Accademia ad un altro livornese, Giovanni Ceselli, nel 1899, volle chiuderla per fondare una nuova scuola di scherma: il Circolo “Eugenio Pini”.
Giovanni Ceselli
Tra i tanti personaggi che si formarono alla scuola di Eugenio Pini, il più illustre ed importante fu indubbiamente il mitico Giuseppe Nadi. Beppe, nato a Pistoia il 22 settembre del 1860, giunse a Livorno con i genitori quando era ancora in fasce; il suo attaccamento alla città “adottiva” fu così forte che nessuno mai riuscì a convincerlo a lasciarla. Soltanto durante un bombardamento della seconda guerra mondiale, accettò di rifugiarsi a Monterotondo Marittimo in provincia di Grosseto, dove morì l’11 febbraio del 1945.
Sin dall’età di quindici anni Beppe Nadi aveva messo in mostra straordinarie doti schermistiche. I suoi compagni di allora, gente del calibro Bonerardi, Carmi, Ceselli, Cantagatti, Malagolo, Ponzoni, Polese, Rossi, Baggiani, erano tutti ottimi schermitori, che spopolavano nelle accademie e nei tornei aiutati dallo sciabolatore Vincenzo Bini e dal maestro Ferruccio Giurovich.
Nel torneo nazionale svoltosi a Livorno nell’agosto del 1886, durante il quale conquistò il secondo posto nella sciabola, Beppe Nadi compare come allievo del maestro Giurovich, ma è plausibile che, dopo la morte di Giuseppe Pini e prima di passare sotto la guida di Giurovich, Nadi abbia continuato per qualche anno ad allenarsi con Eugenio. Effettivamente tra i due rimase sempre un forte legame d’amicizia, tanto che Eugenio fece da testimone di nozze al matrimonio tra Beppe e Assunta Pistolesi, il 15 novembre del 1890, unione dalla quale nacquero due figli: Nedo e Aldo Nadi.
Beppe Nadi schermidore.
I numerosi successi degli schermidori livornesi di quegli anni, videro sempre Beppe Nadi alla guida del movimento, tra tanti tornei nazionali in cui si distinse, ricordiamo due momenti, il Torneo di Roma del 1889 dove vinse sia la gara di sciabola che quella di spada e, l’anno dopo, il Torneo di Rimini dove ottenne un riconoscimento particolare: l’assegnazione di una medaglia d’oro come migliore tiratore di sciabola “per meriti di bellezza”.

La vignetta caricaturale realizzata per l'occasione da Leonetto Cappiello

Prima di andare in Argentina, Pini aveva lasciato la guida dell’Accademia ad un altro livornese, Giovanni Ceselli, nel 1899, volle chiuderla per fondare una nuova scuola di scherma: il Circolo “Eugenio Pini”.
Giovanni Ceselli
Tra i tanti personaggi che si formarono alla scuola di Eugenio Pini, il più illustre ed importante fu indubbiamente il mitico Giuseppe Nadi. Beppe, nato a Pistoia il 22 settembre del 1860, giunse a Livorno con i genitori quando era ancora in fasce; il suo attaccamento alla città “adottiva” fu così forte che nessuno mai riuscì a convincerlo a lasciarla. Soltanto durante un bombardamento della seconda guerra mondiale, accettò di rifugiarsi a Monterotondo Marittimo in provincia di Grosseto, dove morì l’11 febbraio del 1945.
Sin dall’età di quindici anni Beppe Nadi aveva messo in mostra straordinarie doti schermistiche. I suoi compagni di allora, gente del calibro Bonerardi, Carmi, Ceselli, Cantagatti, Malagolo, Ponzoni, Polese, Rossi, Baggiani, erano tutti ottimi schermitori, che spopolavano nelle accademie e nei tornei aiutati dallo sciabolatore Vincenzo Bini e dal maestro Ferruccio Giurovich.Nel torneo nazionale svoltosi a Livorno nell’agosto del 1886, durante il quale conquistò il secondo posto nella sciabola, Beppe Nadi compare come allievo del maestro Giurovich, ma è plausibile che, dopo la morte di Giuseppe Pini e prima di passare sotto la guida di Giurovich, Nadi abbia continuato per qualche anno ad allenarsi con Eugenio. Effettivamente tra i due rimase sempre un forte legame d’amicizia, tanto che Eugenio fece da testimone di nozze al matrimonio tra Beppe e Assunta Pistolesi, il 15 novembre del 1890, unione dalla quale nacquero due figli: Nedo e Aldo Nadi.
Beppe Nadi schermidore.
I numerosi successi degli schermidori livornesi di quegli anni, videro sempre Beppe Nadi alla guida del movimento, tra tanti tornei nazionali in cui si distinse, ricordiamo due momenti, il Torneo di Roma del 1889 dove vinse sia la gara di sciabola che quella di spada e, l’anno dopo, il Torneo di Rimini dove ottenne un riconoscimento particolare: l’assegnazione di una medaglia d’oro come migliore tiratore di sciabola “per meriti di bellezza”.









