BELFAST. L’ultima ciliegina porta la firma di Tommaso Lari e Alessandro Paroli. Nella giornata di chiusura, dei Campionati del mondo giovanili di scherma, di Belfast, si mettono al collo la medaglia d’oro nel fioretto a squadre giovani, gli under 20. L’Italia con quattro medaglie d’oro, cinque d’argento e sette di bronzo è la regina mondiale. Alle sue spalle, nella classifica per nazioni Russia, Ucraina, Stati Uniti, Ungheria, Corea del Sud, Polonia, Francia, Cina e Germania. Poi le altre. Per rendere l’idea gli azzurrini sono a quota 342, i tedeschi a 134. In tanta abbondanza brilla altissimo il nome di Livorno e più in generale della Toscana. Gli spadaccini labronici a livello individuale hanno vinto due medaglie d’oro con i fiorettisti Tommaso Lari e Lorenzo Nista, due argenti con il fiorettista Edoardo Luperi e la sciabolatrice Irene Vecchi. A squadre, invece, oltre all’oro di Lari e Paroli, hanno portato a casa due medaglie d’argento con Olga Rachele Calissi (fioretto) e Irene Vecchi. E se Livorno si fosse chiamata Repubblica Democratica Livornese e avesse gareggiato da sola, nel medagliere complessivo avrebbe avuto davanti solamente Italia, Russia, Ucraina, Stati Uniti ed Ungheria... Dietro, invece, nazioni con una tradizione infinita come Francia e Germania ed emergenti come Cina, Corea del Sud e Giappone. Spiegare i numeri di questo trionfo è facile e difficile allo stesso tempo. Livorno ha una tradizione ultra centenaria -il circolo Fides è nato nel 1892-. Ha ottimi maestri: Paolo e Lorenzo Paoletti, Diego Pardini, Nicola Zanotti, Athos Tanzini, Marco Vannini e Rolando Rigoli. Una sana rivalità con ben tre circoli schermistici. Oltre al glorioso circolo Fides di via Allende, il ClubScherma Livorno del maestro Paolo Paoletti e la scuola Scherma di FRigoli. Però resta pur sempre una cittadina di centosessantamila anime. Ed allora? Allora parliamo di ‘qualità’ e il dilemma è risolto. Qualità eccellente quella che si annida sulle pedane livornesi. La scherma è sport atipico: occorre esuberanza fisica, esplosività e concentrazione. Prerogative che non si comprano al mercato. Inoltre, diceva sempre il mai abbastanza compianto maestro Mario Curletto: «Se non hai una intelligenza vivace, non vai da nessuna parte...». Ma torniamo alle tappe di questo trionfo. Cominciando da Tommaso Lari. Il diciottenne fiorettista del Fides ha trasformato in oro sonante il doppio argento conquistato, l’anno scorso, ai mondiali di Acireale. A livello individuale ha strapazzato tutti. Spesso con punteggi poco consoni a pedane mondiali. A squadre è stato l’ultimo ‘frazionista’. Quello cui è affidato il compito di chiudere gli assalti. Tra i Cadetti Lorenzo Nista ha vinto il derby cittadino con Edoardo Luperi. Buon sangue non mente visto che lui è figlio dell’ex portiere della nazionale under 23 Alessandro, Argento. Oro per Lorenzo, argento per Edoardo. Forse un po’ al disotto, si fa per dire, delle proprie potenzialità sono state Olga Rachele Calissi e Beatrice Monaco. Nona la prima e decima la seconda nella loro categoria. Olga Rachele, non è rimasta però all’asciutto. Insieme alla pisana Martina Batini, a Valentina De Costanzo e alla senese Alice Volpi si è messa al collo la medaglia d’argento nella prova a squadre. Discreto, infine, il diciannovesimo posto di Tommaso Saviozzi, nella sciabola cadetti. Bravissima la quasi ventenne sciabolatrice del Fides Irene Vecchi. Per lei ‘solo’ un doppio argento. Nella prova individuale ha perso sul filo di lana (15-14), la medaglia d’oro contro l’ucraina Kharlen. Sull’ultima medaglia d’oro, nel fioretto a squadre, c’è anche la firma di Alessandro Paroli, pure lui del Fides. Figlio d’arte: il babbo Giulio è uno delle punte di diamante di sciabola e fioretto nella categoria master.
Mario Orsini