LIVORNO. Da sei mesi è al timone del Fides. La società sportiva più “medagliata” del mondo. Un impegno gravoso e piacevole: «Non pensavo fosse un incarico così impegnativo. Fortunatamente le soddisfazioni sono davvero copiose». Andrea Bichisecchi, non rinnega la scelta fatta e guarda avanti con tante idee in testa, ben coadiuvato da un consiglio direttivo nuovo di zecca. Qualche risultato tangibile è già arrivato: «La Fis ci ha assegnato l’organizzazione della fase finale dei campionati italiani cadetti e giovani. Un impegno stimolante e gratificante. Si gareggerà al PalaLivorno il 12, 13 e 14 marzo dell’anno prossimo. Contiamo molto su quest’avvenimento per dare ulteriore visibilità a questo sport». Per voi la promozione sembra una priorità? «Certamente. La gente guarda alla scherma spesso con distacco. Sbagliando perché è uno sport bello, educativo e formativo. Preparazione fisica, concentrazione e saldezza di nervi viaggiano sempre a braccetto. Insomma l’ideale per un bambino o un adolescente. Dobbiamo adoperarci per trasmette questo messaggio». Vi siete esibiti anche ad Effetto Venezia? «Sì. Molte persone si sono avvicinate con curiosità e se ne sono andate con qualche preconcetto in meno. Pensiamo di aver fatto un ottimo lavoro. In questo senso rivolgo un plauso sincero al maestro Paolo Paoletti. L’idea di fare un’esibizione spettacolo ai Bagni Lido, con fiorettisti come il grande Andrea Baldini, è stata eccellente». La più bella soddisfazione di questo primo semestre? «I campionati del mondo di Belfast cadetti e giovani. Avevamo ben sei nostri schermidori in gara: Tommaso Lari, Alessandro Paroli, Irene Vecchi, Edoardo Luperi, Beatrice Monaco e Tommaso Saviozzi. In Italia, e forse nel mondo, nessun’altra società era così rappresentata. Se aggiungiamo che i nostri ragazzi hanno portato a casa tante medaglie siamo super soddisfatti». Finora tutte rose e fiori? «Non proprio. La compagine maschile di sciabola è stata retrocessa in A2 seppure con tante attenuanti». Quali? «Prima di tutto la gioventù. In squadra avevamo quattro ragazzi. Quando devi misurarti con corpi militarizzati dello Stato, o compagini che hanno spadaccini con tanta esperienza alle spalle, è dura. In compenso con le altre tre compagini, le due di fioretto e quella femminile di sciabola, siamo rimasti in A1. Non è poco». I rapporti con le istituzioni? «Ottimi, davvero ottimi. Non lo dico per piaggeria. Da parte di Provincia e Comune c’è un occhio di riguardo per lo sport in generale e la scherma in particolare. Anche da parte delle aziende c’è sensibilità e disponibilità a darci una mano con sponsorizzazioni». Come si sente sulla poltrona che è appartenuta a Marcello Fremura per 35 anni? «Ho sempre avuto grandissima stima e rispetto per questo signore che ha dato davvero tanto alla scherma. Come Fides abbiamo avanzato formale richiesta al Coni affinché a Fremura sia conferita la stella d’oro al merito sportivo. Dire che la merita è dire poco». Vedere Aldo Montano tesserato Fides è un’utopia? «Assolutamente no. Stiamo lavorando per riportarlo a casa. Aldo Montano oltre che un gran campione è un simbolo. Un ragazzo d’oro e un professionista eccelso».
Mario Orsini