LIVORNO. Vent’anni compiuti a giugno. Brava, bella, modesta e determinata. Quest’anno ha scalato le classifiche mondiali grazie ad ottime prestazioni in Coppa del Mondo. Per il suo maestro Nicola Zanotti però siamo solo all’inizio. Un bel complimento per Irene. «Sì e lo ringrazio. Nicola non è solo un maestro ma una persona che mi aiuta a crescere sotto tutti i profili». Si fa sentire? «Eh che si fa sentire. Quando c’è qualcosa che non va, o che a lui non piace, stai certo che te lo fa capire! Però è giusto così. Senza questo modo di fare, senza di lui, non mi sarei tolta tutte queste soddisfazioni. È davvero un maestro con qualcosa in più». Torniamo all’attualità. Fisicamente, mentalmente e caratterialmente come si sente? «Fisicamente non lo so. Spero bene. Ho lavorato tanto ma la paura comincia a far capolino. Caratterialmente spero che l’esperienza maturata in questi anni venga fuori». Cosa si aspetta da questo mondiale? «Spero di tirar fuori il meglio di me stessa. I conti li faremo al termine». Rispetto all’europeo che cosa cambia? «Altra gara, altra formula. È un mondiale». Avversarie più pericolose? «Sono tutte forti. Ognuna vuol mettersi la medaglia al collo in questa circostanza. Purtroppo sarà un privilegio solamente per quattro. In ogni caso le più temibili sono cinesi, statunitensi, russe e ucraine...». Se le assicurassero che entra nell’ottetto delle finaliste nell’individuale e sale sul podio più basso a squadre lo sottoscriverebbe a priori? «No. Assolutamente no. Una gara è sempre una gara. Vado per far bene. Accontentarmi di qualcosa in partenza non è nel mio modo di pensare». Ha tratto vantaggi dall’allenarsi con Ilaria Bianco al Fides? «Ilaria è forte. Vantaggi ci sono stati di sicuro. Non so dire quanti e cosa avrei fatto senza di lei. Certamente avrei continuato a guardare avanti». Come prepara mentalmente un assalto? «È una sensazione bella e snervante al tempo stesso. Non ho un metodo preconfezionato. Ci sono e basta. La concentrazione gioca un ruolo fondamentale. Ma quella deve essere presente anche molto prima». Un ringraziamento? «Oltre a Nicola, al professor Franco Fabbri, il preparatore atletico, ed a Marco Zaccagna il fisioterapista che ci segue sempre e riesce a trovare momenti magici per affrontare e risolvere in maniera ottimale i miei acciacchi da Vecchi-a...».
Mario Orsini