LIVORNO. La città dei nipoti di D’Artagnan. Da oltre cent’anni. Senza segni di discontinuità. La scherma a Livorno è un credo, una fede. Storia, tradizione e realtà. Una fucina di campioni. Una fabbrica di medaglie olimpiche, mondiali ed europee. L’ultima performance due giorni fa. Ai campionati mondiali giovanili di Belfast. Lorenzo Nista ed Edoardo Luperi hanno vinto l’oro e l’argento nel fioretto individuale, regalando all’Italia le prime medaglie pregiate. Un successo, colorato d’amaranto, che potrebbe non essere il solo. La kermesse mondiale, infatti, è ancora in pieno svolgimento (ieri nel fioretto femminile sono arrivati l’argento della senese Alice Volpi e il bronzo della pisana Martina Batini) e la pattuglia labronica, con ben otto convocati, è quella numericamente (20% del totale) e qualitativamente la meglio rappresentata. Basta scorrere i nomi degli spadaccini labronici presenti in Irlanda: Edoardo Luperi, Lorenzo Nista, Olga Rachele Calissi, Beatrice Monaco, Tommaso Saviozzi, Alessandro Paroli, Tommaso Lari e Irene Vecchi. Anche agli europei cadetti (under 17), di un mesetto fa, le cose sono andate, più o meno, allo stesso modo. Su quattro delle cinque medaglie d’oro conquistate dagli azzurri c’è la firma degli spadaccini labronici: Edoardo Luperi e Olga Rachele Calissi, nel fioretto individuale. Benedetta Baldini, Edoardo Luperi e Lorenzo Nista nella sciabola e nel fioretto a squadre. A questi ori dobbiamo aggiungere l’argento a squadre dello sciabolatore Tommaso Saviozzi, il bronzo individuale di Lorenzo Nista (fioretto) e quello a squadre di Olga Rachele Calissi e Beatrice Monaco. A casa con il telefono sottomano (riserve ufficiali) c’erano Maria Vittoria Sartori ed Ilenia Orsolini. Anche tra i più grandicelli, all’ombra dei “Quattro Mori” non si scherza. Irene Vecchi, 20 anni, è pedina insostituibile della nazionale assoluta di sciabola. Tommaso Lari, 18 anni, a livello giovanile ha già vinto tutto o quasi, in campo europeo e mondiale compresa la Coppa del Mondo Giovani 2008. Ed ora sono a Belfast... Salendo ancora più in alto ci sono Aldo Montano e Andrea Baldini. Campione olimpico ad Atene 2004 nella sciabola l’Aldone nazionale. Numero uno del ranking mondiale del fioretto, per mesi l’altro. Baldini a Pechino, lo diciamo per coloro che non lo ricordano, non c’era. A pochi giorni dalle Olimpiadi cinesi è stato fermato e messo alla gogna. L’accusa, tanto infamante quanto ingiusta, è stata di doping. O meglio di aver usato come “coprente” un diuretico. Lui ha sempre negato di aver volontariamente preso qualcosa e lo ha urlato al mondo intero. Qualche giorno fa la Procura di Livorno gli ha dato ragione, con un atto per tanti versi sconcertante. Secondo il pubblico ministero la denuncia di Andrea Baldini di un complotto ai suoi danni, contro ignoti, per impedirgli di partecipare alle Olimpiadi cinesi, “è sufficientemente provata”. Nella sentenza del pm, poi archiviata, si parla di tre ipotesi di complotto. Nella prima il riferimento ad atleti di altra nazionalità, che avrebbero avuto interesse a non trovarsi tra i piedi un atleta (Baldini) troppo bravo. Nelle altre due viene tirato in ballo il compagno di nazionale Andrea Cassarà, la sua famiglia e lo stesso Coni. Adesso (domani) si attende il verdetto del Gran Jury della Fie. Parlare di Aldo Montano, l’olimpionico di sciabola di Atene 2004, è come sfondare una porta aperta. Lui a questo sport ha dato tanto e continua a dare, sul piano sportivo ma anche di visibilità. Montano è prototipo del moderno schermidore. Piace alle teen-ager, alle mamme e alle nonne. Come un ciclone ha fatto irruzione in un mondo stereotipato. Un ambiente imbottito di tetro conformismo. Con un colpo di spugna ha spazzato pregiudizi e ha ribaltato canoni tradizionali, di una scherma, da sempre ripiegata su se stessa. Incapace, prima di lui, di valorizzare i suoi attori. Anche i più bravi. Una scherma per pochi intimi, abituata a vivere nel dimenticatoio da un’Olimpiade all’altra. A trarre vantaggio, dal “ciclone Montano” sono stati in tanti. Ultimamente Margherita Grambassi e Valentina Vezzali. Entrambe si sono ritagliate fette di popolarità sul piccolo schermo. Montano ha dato anche linfa a chi si occupa di gossip. Il legame con Manuela Arcuri ha riempito le pagine dei giornali, non solo rosa, per quasi due anni. Quello attuale con la bellissima showgirl Antonella Mosetti continua a far notizia. Poi c’è stata la partecipazione alla “Fattoria” e a “Quelli che il calcio”. A Livorno non manca, quando si parla di scherma, neppure una sana rivalità cittadina. Per carità niente a che vedere con “Bianchi e Neri”, “Guelfi e Ghibellini”. Ma la rivalità esiste. Accanto al glorioso circolo Fides ultimamente sono nati altri due circoli: la Scuola Scherma del maestro Rolando Rigoli, olimpionico a Monaco 1972, e il ClubScherma del maestro, della nazionale di fioretto, Paolo Paoletti. Un piccolo circolo con tanta qualità. Leggi Olga Rachele Calissi, Lorenzo Nista e Andrea Baldini. Tre super allievi del maestro Paolo. Un maestro che prima di essere “licenziato” dal Fides aveva cresciuto oltre a Baldini e Nista che lo hanno seguito, anche Tommaso Lari, Edoardo Luperi, Beatrice Monaco, Ilenia Orsolini e in tempi meno recenti, prima che decidesse di smettere, il grande Gregorio Ott.
Mario Orsini