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Circolo Scherma Fides Livorno

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Le origini della scherma a Livorno


jacopo-gelliLa scherma è di gran lunga la disciplina che, in ambito sportivo, ha dato più lustro alla nostra città; una lunga storia fatta di successi le cui origini documentate risalgono a più di tre secoli fa.

Le prime cronache schermistiche furono raccolte dallo studioso Jacopo Gelli che, trasferitosi a Livorno dalla nativa Orbetello, divenne grande amico di una delle pietre miliari della nostra scherma: il “diavolo nero” Eugenio Pini.

Jacopo Gelli

Nei suoi scritti, "Bibliografia generale della scherma" e "L’arte delle armi in Italia", il Gelli fa risalire le origini della scherma livornese proprio agli inizi del 700, periodo in cui la città si rivelò una fucina di eccellenti schermitori e maestri d’armi. Benchè la polvere da sparo avesse ormai da tempo soppiantato la spada, l’insegnamento della scherma, oltre a far parte dell’addestramento militare, era infatti considerato indispensabile per la difesa della propria persona e del proprio “onore”.

Il primo “epico” spadaccino livornese fu senza dubbio Domenico Angelo Tremamondo dei Conti Malevolti, soprannominato “l’angelo della scherma”. Ricco, nobile, di grande cultura e di bell’aspetto, si trasferì a Parigi per perfezionare la sua tecnica e divenne ben presto il più grande schermidore dei suoi tempi. Durante un’importantissima “accademia di scherma” alla presenza di più di duemila spettatori, la rinomata attrice Margaret Woffington, gli offrì un piccolo mazzo di rose come pegno della sua ammirazione. Angelo s’appuntò galantemente un fiore all’altezza del cuore e sfidò il nutrito lotto di concorrenti dicendo: “signori, difenderò questo dono prezioso contro qualunque avversario”. Accettarono tutti la sfida, ma nessuno dei più celebri maestri d’armi d’Europa riuscì a scalfirne un solo petalo.

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Domenico Angelo Tremamondo dei Conti Malevolti ritratto a cavallo in un'incisione conservata presso la National Gallery di Londra.

Prima di trasferirsi a Parigi per studiare scherma sotto la guida di Monsieur Teillagory, Angelo Tremamondo Malevolti potrebbe aver avuto come primo maestro Andrea Gianfaldoni, padre di un’altro grande spadaccino livornese, Giuseppe Maria Gianfaldoni, nato a Livorno il 4 gennaio del 1739, e considerato a sua volta da Jacopo Gelli come un allievo di Malevolti.
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Una delle tavole del trattato di scherma "L'ecole des Armes" pubblicato da Angelo Tremamondo nel 1763. Dopo due anni l'opera venne inserita nella famosa Enciclopedie di Diderot e D'Alembert.

Di molti personaggi sono purtroppo rimaste poche e frammentarie notizie, come ad esempio di Giorgio Bellincioni che era considerato dal Gelli come il primo maestro di Giuseppe Pini. Giuseppe Pini, nato a Livorno il 14 luglio del 1816, avviò almeno dal 1852 una sala di scherma, che dal marzo del 1858 assunse il nome di Società di Scherma e Ginnastica dei Dilettanti in Livorno. Dalla sua sala d’armi uscirono personalità come Del Vivo, Giurovich, Ulivieri e pensate un pò, anche un tale chiamato Giuseppe Nadi.

Intorno alla metà dell’800 iniziarono a disputarsi a Livorno, le prime competizioni ed esibizioni di livello nazionale. La prima “grande accademia” si svolse nella sala Filarmonica del Teatro Goldoni, il 6 agosto 1865, sotto la direzione del maestro Raffaello Sampieri di Firenze coadiuvato dal prof. Vecchioni di Napoli e dai livornesi Pini e Del Vivo.

Grazie alla sua abilità di maestro, Giuseppe Pini era considerato in quel periodo l’esponente più significativo della scuola labronica e fu senza dubbio l’artefice di un’evoluzione stilistica che Masaniello Parise ed Eugenio Pini, suo figlio, contribuirono ad affermare e divulgare nel panorama schermistico italiano di fine secolo.

 

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