
Il Granduca Ferdinando I in visita ai cantieri per la ricostruzione della città di Livorno, 1590.
Il livello di eccellenza raggiunto dagli schermidori livornesi e il gran numero di successi ottenuti nell’arco di oltre centoventi anni, non possono essere il frutto di una casualità, deve esserci qualcosa nel nostro DNA che ci rende così affini alla pratica della scherma. Le origini vanno probabilmente ricercate nelle vicende storiche e culturali che, nel corso dei secoli, hanno plasmato la personalità di nostri concittadini e di conseguenza le loro attitudini e predisposizioni.
Nel XVI secolo, con l'avvento dei Medici al governo della Toscana, Livorno venne destinata a diventare lo sbocco a mare della Signoria Fiorentina. Le Leggi Livornine, promulgate dal Duca Ferdinando I de’ Medici tra il 1591 e il 1593, che prevedevano esenzioni e privilegi per tutti i nuovi cittadini, compresi i perseguitati e coloro che non erano in regola con la giustizia e l’istituzione di Livorno come porto franco, ossia scalo esente da tasse, dazi e gabelle per tutte le merci straniere destinate alla riesportazione o al consumo entro i confini cittadini, determinarono una vera e propria esplosione demografica e commerciale della città.
«… a tutti voi, mercanti di qualsivoglia nazione, Levantini, Ponentini, Spagnoli, Portoghesi, Greci, Tedeschi, Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani ed altri [...] concediamo [...] reale, libero e amplissimo salvacondotto e libera facoltà e licenza che possiate venire, stare, trafficare, passare e abitare con le famiglie e, senza partire, tornare e negoziare nella città di Pisa e terra di Livorno … »
Il conseguente intensificarsi dei commerci, fece di Livorno lo scalo privilegiato delle più importanti organizzazioni mercantili europee, un magazzino universale di merci di ogni genere provenienti da ogni luogo. Una città cosmopolita abitata da genti di ogni nazione e religione, rifugio di popolazioni eterogenee, ebrei, valdesi, armeni, greci, patria adottiva di mercanti di ogni nazionalità, inglesi, francesi, olandesi-alemanni, ma anche di uomini senza scrupoli e avventurieri della peggior specie.
Questa convergenza di popoli, culture e tradizioni provenienti da ogni parte del mondo, protrattasi per più di due secoli, generò una città nuova ed ariosa, tollerante, vivace, ricca di idée ed iniziative, ma anche contraddittoria, anarchica, priva di solide radici condivise, concentrata più sul presente che sul futuro, rissosa, guascona e avvezza al rischio… in poche parole la terra promessa degli schermidori.









